Interferenze di segni e parole L’empatia
tra un artista, Salvatore Giunta, e un poeta, Roberto Piperno, ha dato
vita ad una serie di 10 collage che proiettano in raffinati segni grafici
emozioni e pensieri. Parole e segni interferiscono con efficacia dialettica
in una mostra in cui Salvatore Giunta, con squisita sensibilità,
traspone liberamente sulle carte a mano sensazioni, liriche visioni e
turbamenti, tratti dalla lettura della Raccolta “Esseri” di
Piperno. Grazie alle qualità tattili e luministiche della materia,
la carta sa generare vibrazioni di forme e di spazio, producendo differenti
relazioni tonali e percettive; pertanto, sotto le sapienti mani dell’artista,
essa si modella e si fa evocatrice, per contiguità psichica, di
immagini, ricordi, stati d’animo…
Fermo nella convinzione che le forme naturali siano soltanto l’involucro
delle cose e impediscano l’intima comprensione della realtà,
Giunta articola la sua pittura in segni e macchie di colore portatrici
di risonanze interiori, simili alle percezioni musicali. Un’estetica,
la sua, finalizzata a creare un’armonia parallela alla natura che,
alla stregua di Malevic, possa ricostruire geometricamente l’apparenza
fenomenica risolvendo le immagini in rapporti di spazio-luce-colore. L’Artista
gioca su lievi o su forti contrasti cromatici, sull’opacità
e sui riflessi, sulla ruvidezza e sulla levigatezza della carta per suggerire
atteggiamenti interiori e poetici incantamenti.
Dalla lirica “Fili” nascono linee che si incrociano, divergono,
si attraversano sul bianco schermo della vita, con i toni del grigio e
del nero, come frecce lanciate verso le infinite possibilità dell’esistenza.
Il sentimento della bellezza del creato che sprigiona da “Luoghi”,
trasmigra nell’opera di Giunta nei sottili tratti orizzontali che
evocano nuvole vaganti, mentre le pratoline, fluttuanti al vento primaverile,
assumono sul foglio la forma di gocce argentee danzanti. Essenziale quanto
misteriosa l’immagine del deserto, metafora del cammino dell’uomo,
desideroso di passioni e di emozioni che il futuro potrà riservargli.
I bianchi, coniugati nelle diverse qualità della carta a mano,
divengono specchio della monotonia dell’ esistere; l’idea
del deserto, infatti, si concretizza in un monocromo collage, le cui variazioni
materiche paiono alludere visivamente alle crepe dell’animo, mentre
le linee rette suggeriscono l’ agognato futuro. Giunta esprime il proprio universo pittorico attraverso immagini di cristallina purezza; alla base della sua spinta creativa esiste sempre un'operazione intellettuale che cerca i mezzi per carpire il senso profondo del reale e poi li organizza in uno schema rigoroso, in ritmi formali che non escludono il ricorso all'analogia e al simbolo.
Il contrasto netto di nero e bianco, infatti, rende esplicite le contraddizioni della vita in "Color turchino", dove un nero magma avanza allarmante nello spazio bianco del foglio, mentre dall'alto piove manna e un arco turchino attende una ferma presa!
Momenti più drammatici si manifestano in un collage di carte scure, simili alla "lava" ribollente di cui parla il Poeta, inquietante metafora di paure inconsce; istanti melanconici ed estatici, come accade nella lirica "Luna", sanno invece tradursi in pure percezioni cromatiche: quattro collage accesi di tinte, allusive a differenti stati d'animo, trasmettono sensazioni impalpabili e visioni d'infinito.
Giunta immagazzina le impressioni e le declina in un tutto omogeneo: i segni s'intrecciano e si dispongono in sofisticati bilanciamenti lineari; le tonalità sommesse e i soffici dosaggi cromatici si configurano, com'è consuetudine dell'Artista, in un'abile orchestrazione di accordi musicali, pentagrammi dell'animo che mantengono inalterata la lirica intensità delle suggestioni poetiche.
I due momenti artistici, dunque, disegno e poesia, interagiscono e si integrano a vicenda: i palpitanti versi di Roberto Piperno acquistano forma tangibile nella dimensione fantastica dell'artista. Nel contempo le essenziali ed eleganti grafie di Salvatore Giunta si impregnano di emotività e, grazie alla limpida astrazione del linguaggio figurativo, conquistano una realtà tutta spirituale, animata da una sottile tensione esistenziale.
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