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![]() Anne Donnelly "L'universo poetico di Onia" a cura di Bruna Condoleo Se è vero che la pittura è assimilabile ad un’esperienza poetica, l’opera di Anne Donnelly rivela immediatamente la profonda matrice lirica di un’artista la cui passione per il disegno nasce negli anni dell’adolescenza, vissuta nel sud dell’Irlanda, terra dai cieli tersi e smisurati, mutevoli come il vento, in una tenuta di cavalli in Co.Carlow, dove si trasferisce con la famiglia a soli 5 anni, dalla nativa Belfast. La sua vita, ricca di affetti, è stata densa di viaggi e di scoperte, a cominciare dagli anni trascorsi a Madrid per completare gli studi superiori presso l’Esquela de Bellas Artes “San Fernando”, quando la sua ansia di approfondire la conoscenza dell’arte la conduce frequentemente al Museo del Prado, rapita dalle opere dei suoi pittori prediletti, Francisco Goya innanzi tutto. E’ in questo paese mediterraneo che Anne scopre il colore, la sua espressività e |
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la sua forza emotiva, il blu cobalto, principalmente, diviene una scelta irrinunciabile del suo futuro di pittrice. Tornata in Irlanda, vive da sola a Lettermullen, in mezzo all’Atlantico, nei pressi delle isole Aran, dove per 5 mesi dipinge in completa armonia con la gente del luogo, contadini e pescatori che ritrae nei suoi disegni, ma anche il mare diviene un soggetto ricorrente su cui di continuo tornerà la sua ispirazione. A soli 23 anni, nel '55 a Dublino, organizza la prima personale e di lì a poco altri viaggi ed altre esperienze, più determinanti per la sua vita, l'attendono. A Parigi, dove si reca per studiare presso L'Ecole Julienne, incontra Carlo Mazzantini, scrittore e poeta, che resterà al suo fianco per sempre, fino alla morte, avvenuta a Tivoli nel 2006. Nella capitale francese Anne ha l'opportunità di venire a contatto con il mondo della pittura dell'800 e del ‘900, dagli impressionisti alle avanguardie storiche e di visitare due importanti retrospettive di Henry Matisse e di Georges Braque, artisti che saranno fondamentali per la formazione della sua personalità pittorica, il primo per l'espressività del colore, il secondo per l'essenzialità della forma. La Spagna è la tappa successiva del suo girovagare, ormai condiviso con Carlo, alla ricerca di luoghi inesplorati, a stretto contatto con la natura selvaggia, nella semplicità di una vita austera che trascorre per sei mesi a Zahara de los Atunes, nei pressi di Gibilterra, un villaggio medioevale vicino al mare, tra caseggiati incantati e silenti, gli stessi che popolano le sue diafane tele. Pag.2 Un'esistenza semplice, lontana dalla modernizzazione, dove qualsiasi spostamento deve effettuarsi a cavallo. Esperta cavallerizza fin dalla giovane età nella sua terra d'Irlanda, Anne è un'amazzone che non teme le lunghe cavalcate con i destrieri più focosi, come lei amanti della libertà, del vento che piega i volti, delle corse nella natura che permettono di goderne l'incontaminata bellezza. Dopo tre anni trascorsi in Marocco, ancora viaggi e l'opportunità di mostrare al pubblico i frutti di una vita errabonda ed avventurosa: nel '62, in Irlanda, espone gli innumerevoli disegni che ha accumulato nel percorso variegato dei suoi trasferimenti geografici. Due anni dopo arriva in Italia con la famiglia, già numerosa (sono in 5, ma vi è una dolce attesa!); in Toscana, nei pressi dell'affascinante cittadina di Cortona, la pittrice inizia la scoperta di una nuova patria culturale ed elettiva che non lascerà più! Le verdi colline, i tesori d'arte, l'atmosfera raccolta dei piccoli centri della provincia toscana sono congeniali alle scelte di Anne e del suo compagno; qui ella può dipingere le verdi acque, gli alberi di ulivi, ma anche i grandi cigni e i gabbiani del Nord, ripensare alle frastagliate costiere atlantiche o rievocare le nude abitazioni dell'Andalusia… L'arte italiana del Rinascimento l'affascina per l'ineffabile perfezione delle forme e della luce, Pier della Francesca, soprattutto, la sorprende per la straordinaria capacità di coniugare realtà e ideale. I luoghi di Piero sono per la giovane pittrice meta continua di rapimenti estatici: Monterchi, con la “Madonna del parto”, Arezzo, con gli affreschi della “Leggenda della Croce”, Sansepolcro, paese natale dell'artista italiano e scrigno di alcuni suoi capolavori. Queste opere sembrano riflettere i suoi ideali d'arte e di vita: la naturalezza, la ricerca dell'essenza, l'ansia d'infinito, lo stupore di fronte alla bellezza del creato. Nelle tele di Anne il mondo contingente, regolato da un innato gusto dell'equilibrio compositivo, si dispiega, infatti, come una sinfonia musicale, trasfigurato dalle mille emozioni che l'esperienza soggettiva ha sedimentato nella memoria. Nel '66 si trasferisce a Roma, città che le propone, con la sua grandiosità metropolitana, una dimensione esistenziale diversa rispetto a quella sperimentata in Toscana: la storia millenaria, le chiese e l'arte dei secoli d'oro la entusiasmano, ma anche le Gallerie contemporanee, ove può apprezzare l'estro e la raffinatezza di artisti come Afro e Burri, la sollecitano verso sperimentazioni già insite nell'essenzialità del suo stile lineare ed asciutto. E' questo il periodo importante della parafrasi informale, in cui i ricorrenti motivi naturalistici si sfaldano in suggestive concrezioni di macchie colorate di bianchi, ocre, diverse tonalità di azzurri. Il momento della “non figurazione”, in cui l'oggetto diviene il pretesto per individuare una realtà squisitamente interiore, non ha tuttavia costituito per Anne l'inevitabile punto di arrivo di una graduale astrazione dal vero, ma il mezzo per conquistare la purezza della forma: i suoi quadri astratti, caratterizzati da impronte materiche e luminose trasparenze, sono il frutto raffinato di una rilettura critica dell'esperienza visiva nel bisogno di estrema sintesi espressiva. Per oltre dieci anni la pittrice, che dal ‘67 risiede stabilmente in campagna, in un piccolo podere di olivi, nel comune di Tivoli, alle porte di Roma, non lontano dai magniloquenti resti archeologici di Villa Adriana, si barcamena tra gli oneri della famiglia e la pittura, sempre convinta della necessità di mettere a fuoco la propria ricerca artistica al centro della quale è pur sempre la natura. Quando nel '84, presso la Galleria “La Margherita”, in via Giulia a Roma, espone le sue tele, queste ultime rivelano un'originale e matura figurazione. Immagazzinata l'esperienza astratta come metodo di depurazione del vero, il linguaggio con cui si palesa il mondo poetico di “Onia” – è questa l'espressione in lingua gaelica che corrisponde al nome Anne! - sa ormai dispiegarsi compiutamente in una rinnovata riaffermazione del reale, addentrandosi nei significati universali per assaporarne la sostanza più autentica. |
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