Nino Giammarco

"Labirinti dell'anima"
guerre infinite ...


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Con immagini di potente impatto emotivo Giammarco rappresenta una realtà corrotta nella carne e nello spirito, rendendo visibile la bestialità dell’animo umano nelle guerre infinite, nelle esecuzioni spietate inferte ad esseri inermi che si perpetrano in ogni angolo della terra con identica ferocia. Fabbriche abbandonate e comignoli incendiati (visioni che rammentano luoghi noti, martoriati dalla guerra), caseggiati diruti, torri babeliche percorse da uomini armati alla ricerca del nemico da abbattere: sono questi gli scenari allucinanti dei suoi dipinti. Folle di esseri umani, automi senza volto, simili a formiche impazzite desiderose di morte, percorrono labirinti tortuosi, strade che si avvitano su se stesse. Sembra che nessuno di questi eserciti dell’odio conosca la strada da percorrere, neanche i capi che brandiscono minacciosi le spade: delirante peregrinare quello dell’uomo che non intenda assegnare un significato ed uno scopo al proprio destino terreno. Groviglio inestricabile che realizza semanticamente una posizione spirituale, il timore della divinità, il labirinto esprime una metafora universale, presente da millenni presso le più diverse civiltà. Utilizzato dalla cristianità medioevale, quale simbolo dell’ascesa di Gesù al calvario o come evocazione dell’arduo pellegrinaggio verso Gerusalemme, esso ha affascinato nei secoli le menti più geniali, poichè riassume nella sua immagine un complesso di significati filosofici, simbolici e religiosi di enorme interesse. Il tracciato circolare, idea di un movimento vincolato dal limite, era forse inizialmente collegato alle danze rituali e propiziatrici di guerra, ed anche se l’età moderna ha gradualmente offuscato la ricchezza di significati trascendenti originari, alla forma del labirinto rimane sempre associata una sensazione di profonda inquietudine. Ripresi dall’alto o realizzati con una prospettiva radente, ricolmi di uomini in armi, stipati nei gorghi foschi dei propri pensieri, i labirinti dipinti da Giammarco assumono una chiara valenza psicanalitica, impongono un’irruzione nell’inconscio e di conseguenza la necessità di intraprendere un percorso interiore dentro i rovelli della mente. Strumento di meditazione spirituale per riconquistare se stessi e ritrovare la salvezza, il labirinto è l’elemento iconografico da cui scaturisce la dialettica tragica della pittura di Giammarco, espressa con immagini deliranti, di sapore biblico e con un colore esplosivo, dai toni infuocati.

(Bruna Condoleo, dal catalogo della mostra)




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